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9 dicembre 2010

150° Italia - Garibaldi a Cala Martina - Le origini antiche della Maremma democratica 1

Garibaldi a Cala Martina - Le origini antiche della Maremma democratica 1 
di Dario de Vecchis e Luigi Cacialli

Presentato dalle maestre come il “vero artefice” dell’unità d’Italia, ricordato dai nostri padri come simbolo della lotta per la libertà e la giustizia sociale, Giuseppe Garibaldi ha colpito l’immaginazione di intere generazioni di italiani, contribuendo, in modo decisivo, a formare la coscienza nazionale del Paese. Il due luglio 2007 il Parlamento si è riunito in seduta comune per celebrare il giusto tributo all’Eroe dei due mondi. Unici assenti i parlamentari della lega nord, che hanno disertato l’aula del Senato: “Siamo in lutto perche' l'azione di Garibaldi e dei Savoia hanno fatto il male soprattutto della Padania”, ha spiegato il capogruppo della Lega Nord Roberto Calderoli, che non ha perso l’occasione per mettere in mostra le sue doti di fine linguista. L’iniziativa, in perfetto stile secessionista, trae fonte di ispirazione nel libro di Gliberto Oneto, “Garibaldi: eroe o cialtrone”, una raccolta di luoghi comuni antirisorgimentali spacciati come verità storica. Il revisionismo in camicia verde è un fenomeno relativamente recente e ancora piuttosto circoscritto, ma è bene non sottovalutarne la portata. In un periodo storico in cui attecchiscono facilmente i miti dell’individualismo e dell’egoismo, in cui si predica il successo ad ogni costo e si deridono valori come la solidarietà e la giustizia sociale, è bene tenere alti gli ideali risorgimentali, che ancora oggi costituiscono una barriera contro la disgregazione.  Per questo, convinti come Gramsci che “nella svalutazione del passato è implicita una giustificazione della nullità del presente”,  sentiamo il bisogno di ricordare le gesta compiute dall’Eroe dei due mondi, ed in particolare quelle che hanno coinvolto il nostro territorio ed i suoi abitanti. Lo facciamo pubblicando, a più riprese, una ricostruzione storica del passaggio di Garibaldi in Maremma, attingendo liberamente dalle opere di Gaetano Badii e Guelfo Guelfi. 

Prima parte: Massa Marittima e i primi moti risorgimentali
Nella prima metà del XIX gran parte del territorio delle Colline Metallifere faceva parte del comune di Massa Marittima. Il capoluogo, che contava circa 4.000 abitanti, era l’unico centro di un certo rilievo. Una cittadina vivace,  che stava costruendo solidi legami con Firenze e le altre città della Toscana grazie ai figli della giovane borghesia locale. Il seme rivoluzionario che germogliava nei centri universitari trovò, a Massa Marittima, terreno fertile su cui far presa. La lunga tradizione di libero comune e la presenza di gruppi sociali potenzialmente interessati alle idee risorgimentali garantivano ascolto per quanti, fossero essi studenti o docenti universitari, si impegnavano a trasferire in Maremma il dibattito aperto nei grandi centri della regione.
Per dare un idea del clima che si respirava ricordiamo che a Firenze studiavano i fratelli Riccardo e Annibale Lapini, assieme all’amico Apollonio Apolloni, e loro maestro era quel Giovanni Morandini, anch’egli massetano, che venne arrestato nel ’46 a Venezia per aver incontrato la madre dei fratelli Bandiera.   Nel ’47 i Lapini e l’Apolloni parteciparono alle manifestazioni per la Costituzione e l’anno successivo organizzarono la partecipazione dei maremmani alla prima guerra di Indipendenza. Nel marzo del ’48 partirono da Massa Marittima, assieme ad altri 13 volontari, per unirsi ai 5000 toscani che avrebbero combattuto a Curtatone e Montanara. L’impegno dei volontari  dell’Alta Maremma trovò il massimo riconoscimento nella Medaglia al Valor Militare conferita a Francesco Giobi, ma il prezzo pagato per la Patria fu molto alto: Giuseppe Amidei, venticinque anni, ferito ad un braccio durante la ritirata dal Molino di Montanara,  morirà dopo una lenta agonia per il sopraggiungere della cancrena;  Giuseppe Fusi, di soli diciassette anni, cadde il 29 maggio a Curtatone; Pietro Sarcoli, trentunenne, morì lo stesso 29 maggio mentre era di pattuglia tra Curtatone e Montanara. Durante gli scontri rimase ferito Giuseppe Montanelli, mentre Giovanni Morandini, che intervenne in suo soccorso, fu catturato dagli austriaci.
Rientrati a Massa Marittima, i superstiti della campagna lombarda decisero di onorare la caduta dei compagni commissionando un’opera allo scultore fiorentino Pasquale Romanelli, che si trovava in Maremma per sfuggire alle ricerche della polizia granducale. Le autorità cittadine ricambiarono il gesto dei superstiti custodendo il monumento all’interno del Municipio, dove rimase fino al 1859.

Nel 1848 il contagio degli ideali repubblicani e democratici si diffuse in tutto il territorio massetano, tanto che ogni centro contribuì in qualche modo al Risorgimento senza che le autorità cittadine frapponessero particolari ostacoli alle iniziative dei patrioti.
La borghesia massetana seppe svolgere fino in fondo il ruolo di classe dirigente, aggregando operai e contadini attorno agli slogan mazziniani e alle speranze di riscatto che la lotta per la liberazione del Paese lasciava intravedere. Non doveva essere difficile per gli intellettuali dell'epoca, che sapevano usare un linguaggio comprensibile, colpire l’animo degli scaricatori, dei minatori, dei boscaioli, partendo dai loro bisogni più essenziali che urtavano quotidianamente con una realtà socio economica in movimento. Quelli erano gli anni in cui nel territorio si stava sviluppando la siderurgia, sostenuta da importanti campagne di disboscamento e dall’arrivo di numerosi immigrati, per lo più provenienti dalla provincia pistoiese. E di Pistoia, terra di cospiratori democratici e repubblicani, erano originarie molte famiglie giunte in Maremma per coltivare le terre bonificate. In mezzo a tante trasformazioni, o forse grazie a queste, Massa Marittima seppe cullare ideali  romantici e utopistici, ma senza disdegnare la partecipazione ai moti concreti che posero le basi, in tutto il territorio, per lo sviluppo delle idee repubblicane, socialiste, anarchiche e internazionaliste. 

(...) Continua

Bibliografia:
Badii G., Massa Marittima: la Brescia Maremmana nella storia del Risorgimento italiano e l'opera del dott. Apollonio Apolloni, ufficiale garibaldino, L. Trevisini, Milano 1912
Guelfi G., Dal Molino di Cerbaia a Cala Martina: notizie inedite sulla vita di Giuseppe Garibaldi, S. Landi, Firenze 1889
Corso A.I., Callimaco Zambianchi e la spedizione nello stato romano, Uffico Storico SME, Roma 1980
Ridley J., Garibaldi, Mondadori, Milano 1975
Marx C. Engels F., Sul Risorgimento italiano, Editori Riuniti, Roma 1979

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